Omnia Tempus Habent #2 – Quel giorno in cui rimasi piacevolmente spiazzata

E’ risaputo: scrivere un omaggio è sempre difficile, soprattutto se è per qualcuno di cui si ha una grandissima stima. A maggior ragione se oggi ricorre anche il suo compleanno. Ma questa, come tutte le storie che vale la pena raccontare, è a proposito di una persona. E quella persona è David Fincher. 

Era una fredda serata/nottata invernale, questo me lo ricordo bene, di un tipico week end dei miei – ero solita passarli con mio padre, dopo la separazione dei miei genitori. Andavo alle medie (quindi parliamo dei primi anni 2000), la mole di studio non era nemmeno poi così tanto eccessiva e di tempo libero ne avevo parecchio, e come di consuetudine, io e mio padre passavamo un’ora buona a decidere il film da vedere insieme. [Sì, i miei week end si son sempre svolti nel più serafico dei modi]. I titoli che venivano fuori in quell’oretta erano sempre parecchi, suoi cavalli di battaglia il più delle volte. Ebbene, quella sera me ne propose uno, che tanto gli piacque anni prima. “E’ un punto fermo della cinematografia recente. Ci sono pochi film contemporanei che si possono considerare dei capisaldi, che i cineasti, – anche quelli più navigati – non possono ignorare. Questo, con il suo finale, il suo modo di essere girato, si può considerare tale per il genere del thriller”, mi disse, più o meno così. Mi colpì, questa sua frase. Avevo all’incirca 14 anni, e la cosa che più mi attrasse del film in questione fu la sua trama: un thriller il cui tema portante sono i 7 peccati capitali. Non sapevo chi fosse il giovane regista, che nel 1995 aveva rivoluzionato questo modo d’intendere il Cinema. Non sapevo che Se7en avrebbe cambiato la mia prospettiva di amare il Cinema. Ma di una cosa sono certissima: quella sera io e David Fincher, inconsciamente, abbiamo stretto un’amicizia solidale, basata su un’inestimabile fiducia.

Rimasi profondamente colpita da quel film, fin dal principio: quelle artistiche ed inquietanti immagini iniziali accompagnate dalla magnifica Closer dei Nine Inch Nails di Trent Reznor (successivamente imparerò che i titoli di testa sono un elemento fondamentale nei film di Fincher); quella primissima magnifica inquadratura sotto la pioggia, con la

Brad Pitt, finale di Se7en. © New Line Cinema
Brad Pitt, finale di Se7en. © New Line Cinema

musica di Howard Shore sottofondo; il ripetuto citazionismo letterario; la magistrale e mefistofelica interpretazione di Kevin Spacey, ma soprattutto quel finale spiazzante. Si, beh, ecco, siamo anche onesti: non riuscii a vedere la scena della lussuria – sono una tipa facilmente impressionabile, ancora adesso.  😀

In seguito a Se7en mio padre mi propose la visione del film meno conosciuto della filmografia di Fincher, ma che personalmente metto al secondo posto come i migliori.

Michael Douglas, completamente assorbito dal suo "gioco", alla fine del film. ©PolyGram Filmed Entertainment
Michael Douglas, completamente assorbito dal suo “gioco”, alla fine del film. ©PolyGram Filmed Entertainment

The Game viene definito come una rivisitazione in chiave moderna del “Canto di Natale” di C. Dickens, con la struttura di un thriller, il cui filo della matassa viene dipanato alla fine, con un grande momento catartico. Fu allora che compresi che Fincher avrebbe sempre e comunque spiazzato lo spettatore nei suoi finali, inaspettatamente e non secondo la logica prescritta. Una regola, non un’eccezione, nel suo caso.

Dopo Se7en decisi di recuperare Zodiac, altra grande prova di Fincher e di tutto il cast – attoriale e tecnico. Fu durante un’altra serata simile con mio padre.

Jake Gyllenhaal, totalmente dedito alla sua ricerca/ossessione in Zodiac. ©Paramount Picture & Warner Bros.
Jake Gyllenhaal, totalmente dedito alla sua ricerca/ossessione in Zodiac. ©Paramount Picture & Warner Bros.

All’epoca, ritrovarsi il sabato sera su un divano con un plaid era un vero e proprio rito, ed è stato sicuramente il periodo più prolifico della mia crescita cinefila. Sinceramente, allora non me ne rendevo conto di quanto mi piacessero i suoi film, ma la consapevolezza arrivò nel 2008. Ed è stato il punto di non ritorno, quel momento inamovibile nella mia storia personale di cinefila.

Noleggiai con mia madre Il Curioso Caso di Benjamin Button, il film che gli altri appassionati di Fincher rinnegano, perchè il più lontano dai precedenti lavori, artisticamente parlando. E invece in me ha scaturito ancora più ammirazione nei suoi confronti – certo, ora non lo metto ai primi 3 posti, avendo il quadro quasi completo della sua filmografia. Sono altri, i suoi grandi lavori.

Brad Pitt & Cate Blanchett ne Il Curioso Caso Di Benjamin Button. ©Paramount Pictures
Brad Pitt & Cate Blanchett ne Il Curioso Caso Di Benjamin Button. ©Paramount Pictures

Lo rividi 3 volte nell’arco di 48 ore. Da 16enne mi innamorai a tal punto di quella storia, che un paio di anni dopo decisi che sarebbe stato il tema della mia tesina di maturità, quelle famigerate coincidenze di cui vi ho parlato qualche tempo addietro in un altro post. 😉

Poi vidi The Social Network, e fu la conferma del nostro sodalizio. Quel ritmo serrato della camera da presa, quei dialoghi rapidi e folgoranti hanno avuto subito presa su di me.

Jesse Eisenberg & Justin Timberlake discutoni di affari in un locale: il mondo della comunicazione sta per fare dei grossi cambiamenti! ©Columbia Pictures
Jesse Eisenberg & Justin Timberlake discutoni di affari in un locale: il mondo della comunicazione sta per fare dei grossi cambiamenti! ©Columbia Pictures

Ed è stato per lungo tempo  quello che riguardavo più di frequente, quando giù di morale. Perchè è risaputo che un buon film ritiri su sempre il proprio stato d’animo. 🙂

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L’angoscia sui volti di Kirsten Stewart & Jodie Foster in Panic Room. ©Columbia Pictures

 

Dopo The Social Network ci fu un periodo di stallo, e ce ne volle di tempo prima che decisi di recuperare Panic Room. Lo vidi in un periodo particolare della mia vita, e non so se capitò a fagiolo o no, ma fatico a scindere l’angoscia provocata dal film a quella che provavo io in quel momento.

Immagino che qualsiasi lettore o estimatore di David Fincher si sia stupito se fin’ora non ha letto la mia menzione di Fight Club, ma il fatto è che la visione di questo film è stata rimandata parecchie volte, nel corso degli anni. L’idea della violenza, espressa esplicitamente, mi spaventava (ve l’ho detto che sono estremamente sensibile 😛 ). Mi rifiutai di vederlo a 16 anni, a 17, a 18, a 19, a 20. Finchè un giorno di pieno autunno mi feci coraggio, presi il DVD e lo visionai.

Edward Norton & Helena Bonham Carter: una scena cult! ©20th Century Fox
Edward Norton & Helena Bonham Carter: una scena cult! ©20th Century Fox

A fine film rimpiansi tutti quegli anni di continuo rinvio, per una paura che non aveva ragione di esistere. E così, qualche mese dopo, presi il bluray di Millennium dalla mia videoteca, e affrontai nuovamente la stessa paura. La mia reticenza verso la violenza è risaputa a tutti,

Rooney Mara & Daniel Carig collaborano ad un caso misterioso. ©Columbia Pictures
Rooney Mara & Daniel Carig collaborano ad un caso misterioso. ©Columbia Pictures

ma arrivati a 21 anni uno dovrà pur cominciare ad affrontare le proprie fobie – inesistenti, per altro – o no? Non vi sto a dire che alla fine del film ho cominciato ad insultare il mio io, per i film che a volte si fa. 😛

Certo, nella filmografia di Fincher ci sono questi titoli, ma non dimentichiamoci che c’è il suo zampino dietro i primi 3 episodi della prima, magnifica stagione di House of Cards. Ed il segno è ben visibile, soprattutto nella famigerata inquadratura “di spalle“, elemento che ricorreva già in Millennium, ma che qui diventa un segno marcato della presenza registica di Fincher.

Oltre a queste piccole partecipazioni televisive, di cui per altro cura anche la produzione di entrambe le stagioni dello show che ha portato alla ribalta la fruibilità online di un prodotto di alta televisione, Fincher ha iniziato a muoversi nel campo della cinematografia con videoclip musicale, verso la fine degli anni ’80. Qui sotto trovate il suo storico video di Vogue per Madonna:

Oppure il recente Suit & Tie per Jay Z & Justin Timberlake:

Innumerevoli anche gli spot pubblicitari, tutti chiara evidenza del talento registico di Fincher. Ultimo quello per Calvin Klein con protagonista Rooney Mara.

Insomma, David Fincher di sicuro ha avuto il grande pregio di permettermi di smentire certe idee che erano radicate in me, attraverso tutti i suoi lavori. E oggi, 28 agosto 2014, giorno del suo 52esimo compleanno, ho voluto ripercorrere per/con voi come mi sono appassionata al suo modo di vedere la realtà. Si, beh, manca Alien3 all’appello, ma credo che sia il meno rilevante della sua filmografia. Il grosso è stato visto. 😉 Ora attendiamo con ansia il 2 ottobre (e per inciso: la sottoscritta compie gli anni il 6, perciò mi fa quasi un regalo di compleanno ❤ ), quando Fincher aggiungerà l’ennesimo tassello al suo puzzle: Gone Girl (o L’Amore Bugiardo, come è stato tradotto in italiano)

Ben Affleck/Nick Dunne al comizio per la scomparsa della moglie Amy. ©20th Century Fox
Ben Affleck/Nick Dunne al comizio per la scomparsa della moglie Amy. ©20th Century Fox

si prospetta infatti un’altra grande opera per il regista americano – e se vi volete fidare, ve lo dice qualcuno che ha letto il romanzo da cui è tratto, consapevole del fatto che il film avrà un finale diverso. E io non vedo l’ora di rimanere piacevolmente spiazzata come la prima volta in cui vidi una sua pellicola.

TRAILER

Ora vi lascio, e spero vivamente di aver giustamente reso omaggio a colui che considero il mio regista preferito. Qui sotto trovate una retrospettiva dei titoli di testa – sempre molto curati – dei suoi film (c’è anche un articolo esplicativo!) e una summa fan made delle sue pellicole. Tanti auguri David Fincher, sono sicura che riuscirai ancora a stupirci, ancora, ancora e ancora.

Ci si risente al prossimo capitolo. Dopo tutto, ogni cosa ha il suo tempo. 😉 

RETROSPETTIVA TITOLI DI TESTA

Articolo
DAVID FINCHER – FILMOGRAPHY 1992/2011

[the film of] DAVID FINCHER

Giulia

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